Città italiane: è necessario ripensare la mobilità per il bene di tutti

È arrivato il momento per le città di lasciare strada alle persone, ripensare lo sviluppo urbano per favorire la mobilità sostenibile eliminando l’uso inefficiente delle auto. Un cambiamento che migliora la salute pubblica, la qualità della vita dei cittadini e fa bene anche all’economia.

Buona parte della popolazione occidentale vive ormai nei centri urbani, luoghi nati per aggregare, fornire servizi e far crescere le comunità negli anni hanno perso il loro ruolo.

Questo perché si sono sviluppate intorno ad un mezzo di trasporto, l’auto, anziché intorno all’uomo.

Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, centri urbani degradati, assediati dalle auto e dal traffico, inquinati e grigi.

Nei quali quasi tutti gli spazi aperti sono oggi occupati dalle automobili in sosta, spesso selvaggia, che invadono marciapiedi e aree pedonali rendendo la città inospitale.

Alla base di tutto c’è un errore culturale, che consiste nel considerare l’automobilista una categoria di cittadino a parte.

In realtà non esiste l’automobilista, esiste il cittadino che ha necessità di muoversi nel centro abitato, per andare al lavoro, per andare a fare la spesa e per ogni altra esigenza personale.

E lo fa rispettando la conformazione delle città, se le strade sono interamente riservate all’auto, se i limiti di velocità nei centri abitati sono eccessivi per la sicurezza di altri mezzi di trasporto e se le stesse infrastrutture sono state progettate e sviluppate per non intralciare.

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Videoreporter, autore e scrittore. Direttore Editoriale di TREKKING&Outdoor e Chief Content Officer di Momak Agency. Scrivo di viaggi, turismo sostenibile, società, politica e attualità sempre con lo sguardo fermo sui fatti e sui perché.

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