Hai tempo per un caffè?

Hai tempo per un caffè?

“Hai tempo per un caffè?” Finalmente me lo aveva chiesto!

Quella ragazza la osservavo da mesi sulla metropolitana, faceva il mio stesso tragitto, o quasi. Saliva un paio di stazioni dopo la mia e poi scendevamo insieme a Cadorna.

L’avevo notata quasi per caso, aveva sempre un libro in mano, leggeva e si guardava intorno curiosa. Entrambe cose molto rare oggi, in cui i nostri momenti “morti” sono occupati dallo smartphone.

Quella mattina di metà Novembre mi ero scordato di mettere il cellulare in carica ed ero uscito di casa con il 10% di batteria così, pochi istanti dopo essere salito in metro, lo schermo diventò nero.

Non avevo niente da leggere, solo la borsa della palestra per la sera.

Così mi sono trovato a guardarmi in giro, passando di faccia in faccia, immaginando dove stessero andando e cosa facessero nella vita le persone vicino a me.

Tanto nessuna di loro si accorgeva del mio sguardo, troppo impegnati a scorrere la home di Facebook e Instagram, tranne lei!

Era vestita in modo semplice, con quel cappellino buffo e gli occhiali appoggiati a metà del naso attraverso i quali leggeva, assorta, il suo libro.

Era decisamente fuori contesto, mi soffermai a osservarla, fino a quando non sollevò gli occhi e, guardandosi in giro, incrociò il mio sguardo. Ero imbarazzato, sorpreso, stavo per girarmi dall’altra parte ma lei mi sorrise. Decisi allora di indugiare ancora un po, provai a ricambiare il sorriso ma ne venne fuori uno decisamente impacciato, simile a quello di Jack Nicholson nei panni del joker. A quel punto abbassai lo sguardo.

Alla fermata della metrò scendemmo insieme, ci guardammo ancora una volta e poi ognuno proseguì per la sua strada.

Da allora, ogni mattina, il tragitto in metro era un appuntamento fisso, un momento tutto mio, prima di buttarmi a capofitto nel lavoro, tra una pratica e l’altra.

Col passare dei giorni gli sguardi e i sorrisi si fecero più frequenti e intensi, fino a quando lei decise di sedersi vicino a me. Mi aveva scelto, succede sempre così e, noi uomini, abbiamo poco altro da fare se non accettare la decisione.

Da parte mia ebbi però il coraggio di rivolgerle parola “Anche tu sempre di corsa e… dove lavori?” da li partì una lunga conversazione, mi racconto del suo lavoro in una casa editrice, della sua vita frenetica e dei suoi sogni. Insomma uno scambio decisamente più intimo di quelle che, nell’immaginario comune, si possono svolgere in un mezzo pubblico.

Continuò così per diversi giorni, quel quarto d’ora di metropolitana era il nostro momento, eravamo due sconosciuti confidenti, parlavamo dall’inizio alla fine del tragitto, senza mai distogliere l’attenzione l’uno dall’altra.

Non andavamo mai oltre, dovevamo sempre correre in ufficio, non avevamo tempo di indugiare troppo. Non avevamo nemmeno altre occasioni di incontro, io uscivo la sera molto tardi, lei invece lavorava solo la mattina, il pomeriggio spesso si trovava in giro per appuntamenti.

Una mattina però il suo sguardo era diverso, un po’ triste, me ne ero accorto subito.

Dopo pochi minuti mi confessò che aveva ricevuto una proposta di lavoro interessante, sarebbe dovuta andare a lavorare in Rai, proprio nelle sedi di Roma. Mi aveva detto che aspettava quella risposta da molto tempo ma, adesso, non riusciva ad essere felice.

Ricordo ancora le sue parole: “ti sembrerà strano, mi vergogno quasi a dirlo, ma questi tragitti in metropolitana erano diventati per me l’appuntamento più bello della giornata. Il lunedì non mi pesa nemmeno più tanto sapendo di incontrare te!” rimasi spiazzato, non tanto per la confessione fatta, quanto perché le sue parole sembravano leggere i miei pensieri.

E subito dopo mi disse: “Che ne dici se andiamo a prenderci un caffè, se entri un’ora dopo in ufficio ti licenziano?“

“Certo!” risposi

“Devo parlare col mio capo, ma in 5 anni, un paio d’ore di ritardo non credo possano essere la mia fine!“.

Potrei continuare il mio racconto dicendo che, alla fine, passammo l’intera mattinata insieme. Parlammo di lei, di me e di noi, della incredibile casualità dell’incontrarsi e riconoscersi un giorno in metro. La sera stessa venne da me a cena, una delle serate più belle della mia vita, parlammo per ore.

Ci capivamo perfettamente e l’intesa della metropolitana si ripeté anche quella sera. Da allora iniziammo a frequentarci con regolarità, lei rinunciò al lavoro in Rai perché, in fondo, si trovava bene dov’era e, adesso che aveva trovato un complice in questa grande città, non le sembrava il caso di abbandonare la barca.

Ma il mio racconto, in verità, non continua affatto così, perché quella mattina pensavo di non avere il tempo per prendere un caffè, avevo paura che il mio capo si arrabbiasse, pensavo che i lavori in scadenza, senza di me, non potessero andare avanti.

Insomma avevo avuto l’impressione, e l’arroganza, che tutto il mondo finisse se io avessi ritardato anche solo di un’ora la mia tabella di marcia.

Così le dissi che proprio non potevo che, però, se mi avesse lasciato il suo numero l’avrei certamente richiamata magari per vederci la sera stessa o il giorno successivo.

“Mi raccomando però, perché io nel weekend vado a Roma per l’ultimo colloquio“

Quel giorno andai in ufficio, la mattinata passò come tutte le altre, preso tra mille cose, telefonate e riunioni con i colleghi.

Il capo non si presentò nemmeno in ufficio, un cliente lo aveva chiamato all’ultimo per parlare di un importante contratto. Allora dovetti risolvere alcune questioni senza di lui, mi trattenni in ufficio fino a tardi, arrivato a casa mi addormentai stremato sul divano.

Non l’avevo chiamata.

Provai a sentirla il giorno dopo. L’avevo chiamata e avevo scritto un messaggio, senza ricevere nessuna risposta. La settimana successiva non la vidi più in metro, e così quella dopo e quella dopo ancora. Alla fine non la vidi mai più.

Magari la storia non sarebbe continuata come l’ho raccontata prima, oppure si, chi può saperlo. La realtà però è che le cose spesso cambiano in un momento, improvvisamente. Tutta la nostra vita può cambiare semplicemente nel tempo di un caffè!

Non fate come me, la prossima volta che vi chiedono un’ora per bere qualcosa o scambiare due chiacchiere, trovatelo quel tempo!

Il vostro rifiuto è giustificato solo se di nome fate Bruce Wayne o Clark Kent e il Lex Lutor di turno sta tentando, proprio in quel momento, di scatenare l’apocalisse.

In tutti gli altri casi sono certo che lo abbiate… il tempo per un caffè!

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